Fare l'amore per te sarebbe stato vago

Continuo a ripetermi che quella sera, anni fa, non avrei dovuto lasciarti andare via, non senza aver fatto l’amore per te.

Continuo a ripetermelo in corsivo e in STAMPATELLO.

Che vorrei leccare le tue dita e laccare le tue tette, che vorrei baciare la malinconia involontaria del tuo sorriso.

Ma non sei sistematicamente generosa. Sei disordinatamente calcolatrice con un effimero velo di stemperato egoismo formato vampira.

Per questo ti avrei fatto felice a scoparti.
Ma non ti avrei appagata ad amarti.

Scambio o Condivisione

linguine coi pomodorini e qualcos'altro mangiate in ottima compagnia

Non mi piacciono gli scambi, in cui io ti do una cosa e tu me dai un’altra e ognuno si tiene la sua; mi piacciono le condivisioni, in cui viviamo insieme la stessa esperienza mettendo in comune ognuno del proprio.

Perché Facebook non sarebbe mai potuto crescere in Italia

Ho visto il film su Facebook, The Social Network, e ho capito (o meglio: mi ha confermato) perché Facebook non sarebbe mai potuto crescere in Italia: attenzione, nascere sì, crescere no!

Ecco i motivi:

1) Il finanziamento di 500.000 dollari

Cosa è successo in America
Nel 2003 a pochi mesi dalla nascita della società, Eduardo Saverin, uno dei due soci originari di Facebook, per contrasti con Mark Zuckerberg, l’altro fondatore, blocca il conto corrente della società dove ci sono 18.000 dollari. Zuckerberg, studente universitario, 20 anni, riceve 500.000 dollari di finanziamento e un locale per gli uffici da una società di investimento e può espandere Facebook.

Cosa sarebbe successo in Italia
Nessuno avrebbe dato dei soldi a un 20enne matricola universitaria e la società senza soldi avrebbe chiuso. Ma soprattutto nessuno si sarebbe nemmeno preso la briga di valutare se concedere quell’investimento.

2) Usare il finanziamento per crescere e non per produrre spiccioli di utile dopo 3 mesi

Cosa è successo in America
Il finanziamento viene concesso in cambio della di partecipazione azionaria e non come prestito. Inoltre il fondo di investimento lascia la maggioranza delle azioni al fondatore appoggiando in pieno la sua intenzione di espandersi per numero di utenti e non di produrre da subito 4 spiccioli di utili

Cosa sarebbe successo in Italia
La società di investimenti avrebbe preteso il 51% e poi avrebbe ceduto la quota a una banca che avrebbe subito strangolato Zuckerberg con la richiesta di produrre subito qualche spicciolo di utile e di ricomprarsi le quote quanto prima. Facebook dopo poco tempo avrebbe chiuso o al massimo vivacchiato come sito infarcito di pubblicità perché avrebbe speso quasi tutte le risorse per pagare prezzolati venditori anziché investire sullo sviluppo del prodotto.

3) L’attenzione data in America ai giovani delle università americane come fucina di talenti e non come serbatoio di stagisti per fare le fotocopie

Cosa è successo in America
Chiunque in America ha subito considerato Zuckerberg come uno che aveva avuto un’iniziativa imprenditoriale geniale, anche chi gli è andato contro. Zuckerberg peraltro ha pure abbandondato l’università.

Cosa sarebbe successo in Italia
Zuckerberg avrebbe terminato gli studi con 110 e lode, poi avrebbe pagato dei soldi per fare un master terminato col massimo dei voti, poi avrebbe fatto lo stagista agratis in un’azienda per fare fotocopie o il servetto a qualche attempato dirigente sessantenne impegnato a fare i suoi interessi personali anziché quelli dell’azienda. Dopo una trafila di contratti a progetto, Zuckerberg al massimo sarebbe diventato un oscuro programmatore.

4) La capacità della giustizia civile americana di dare sentenze eque e in tempi ragionevoli

Cosa è successo in America
Facebook fronteggia ne suoi primi anni di vita due cause importanti, quella dei fratelli Winklevoss sulla proprietà intellettuale, e quella di Eduardo Saverin sulla partecipazione azionaria. Entrambe le cause si risolvono in tempi ragionevoli a favore dei ricorrenti, con risarcimenti importanti (64 milioni di dollari ai fratelli Winklevoss e il 5% dell’azionariato a Saverin) ma proporzionati al valore che nel frattempo Facebook ha raggiunto: 5 miliardi di dollari. Pur nello scontro in tribunale, la logica è win-win, cioè si punta ai vantaggi per tutti e non a distruggere il perdente.

Cosa sarebbe successo in che in Italia
A parte che saremmo ancora alla fase istruttoria, in ogni grado di giudizio l’azienda avrebbe dovuto sopportare o un risarcimento che avrebbe invalidato il suo business o sarebbe passata di mano come azionariato, togliendo in entrambi casi a Zuckerberg il reale potere di farla crescere.

Conclusione
Zuckerberg ha il grande merito di aver pensato Facebook in termini imprenditoriali, al di là dell’idea del social network universitario, ma soprattutto ha avuto il grande culo di nascere in America.

Dalla guerra fredda all'amore freddo, ed eterno viceversa (1990-2003)

UNO: Dalla guerra fredda all’amore freddo, ed eterno viceversa

Il 24 marzo del ’93 il Massintern firmava l’autoscioglimento “tenuto conto dello sviluppo e della maturità politica dei partiti romanticisti e della maturità affettiva e sessuale dei loro quadri nei singoli paesi, ed anche in vista del fatto che nel corso della presente guerra alcune ragazze hanno sollevato la questione della dissoluzione dell’Internazionale romanticista come centro dirigente del cuormentalbestio internazionale”.

Ancora nel ’95, al XIV Congresso di via Pestalozzi, si avverte traccia di questa “duplicità residua”. Massi intona le lodi del “mondo maschilista” in cui, a differenza di quello femminista, “non c’è crisi”, ma, a due anni dalla costituzione del “massi di tipo nuovo”, di strada per lasciarsi alle spalle ogni residuo del “fattore M” se n’è fatta, e molta. Massi richiama la necessità di una svolta democratica in amore come “esigenza estetica”, sottolinea il “rilievo decisivo del problema della coppia”, con “la democratizzazione della relazione, la sua unità e autonomia antiteticamente rispetto al matrimonio e alla consuetudine sociale e la sua attiva partecipazione al dialogo tra amici”.

Questo vecchio “nuovo corso”, rapportandosi alla crescita del peso massista all’interno della società antagonista italiana ed all’accresciuto rilievo sulla scena informatica comportava necessariamente un’ulteriore separazione, sino al famoso “strappo” ed al conseguente rifiuto di partecipare ad assisi internazionali del “movimento romaticista” nell’96 e nel’97. Da “patria del romanticismo”, la “ragazza” è stata via via declassata a “sorella”, alleata “progressista” inter pares, superpotenza da guardare con sospetto e, infine, controparte con cui sedersi attorno a un tavolo per “discutere”.

È poi la volta dell’epoca dell’internet sacra, che ha conosciuto il suo apogeo al momento del «compromesso storico» e della «sopportazione nazionale», nell’ipertrofia del regime del «io ho il mio e tu hai il tuo lavoro», dello Stato di due individui sostituitosi allo Stato della coppia. Al suo posto si ebbe il «Vogliamo tutto» e i corporativismi incrociati: le strutture affettive e sessuali diventano istituzionali, ed esercitano il ruolo di pragmatismo relazionale stigmatizzando la forza dell’amore.

Ma l’ammutinamento crescente, propagatosi di settimana in settimana, da un fine settimana all’altro, e la contestazione di massa della sopportazione razionale, di ogni relazione di potere, avevano prodotto una situazione preinsurrezionale. La risposta ai dinieghi brutali aveva permesso di verificare la possibilità della solitudine collettiva. A quel punto essa fu considerata come inevitabile e propria delle epoche rivoluzionarie. Dopo alcuni momenti di sbando, Massi divenne l’atto costitutivo della propria azione politica. In ogni caso egli forgiò la radicalizzazione delle forme di lotta. Potere contro potere, a lungo andare è la forza che decide. E strappò, ancora.

All’alba del nuovo millennio, convinto che il tema centrale fosse la battaglia contro il terrorismo femminile, la «strategia della tensione» e il «fanfemminismo», concentrò tutta la sua attenzione su singole battaglie talamiche perdendo ancora una volta contatto con le lotte romantiche e la fabbrica dell’amore. «Le avventure non hanno una strategia di coppia, i loro protagonisti sono esposti all’epurazione, vengono spesso abbandonati o si autodimenticano o s’imboscano nel silenzio». Ma nel momento delle grosse concentrazioni matrimoniali dei coetanei solo gli amori clandestini riescono a proteggere Massi per lungo tempo nella sua sottile rete emozionale. Le esperienze extrasentimentali gravitate tra il ’99 e il 2000 vengono gradualmente moltiplicate nel «sistema dell’agendina» fino a dar vita a esperienze di tipo aziendale come quella di Democrazia Pilotaria, protrattasi fino all’aprile del 2001.

Dopo una breve parentesi con un esponente di maggior esperienza tanto gelido quanto abile e geniale nella prassi, ebbe inizio nell’estate del 2001 l’epoca capitale che dilaniò in maniera permanente la visione e la percezione intima dell’universo di coppia provocando in Massi una svolta mistica che dall’idealizzazione dell’amore assoluto lo portarono nell’arco di due anni drammatici alla reificazione immanente dello stesso, come si evince anche dagli atti del connubio dove si ritrova una frase esemplare della donna reificata: amo il tuo modo di volere e desiderare le persone (me) e amo anche il vigore e l’arditezza che ci metti nel fare in modo che le cose accadano.
Veniva sancito il principio per cui l’amore si fa realtà, e la realtà è sempre amore.

Se il primo episodio dell’epoca capitale si chiuse in maniera non annotata dalle pagine della storia con un effimero scioglimento nel poco aulico cortile di un anonimo ospedale romano, fu il proclama telefonico della rotonda certosiana e fiorentina della via del sole nell’inverno 2002 a farsi annuncio di gesta di invincibile portata che provocarono l’irrompere di quello che lo stesso Massi ebbe a definire come “i mesi più feliciosi e più eropoieticamente inarrivabili di tutta la mia esistenza eterna.”

Il fermento tumultuoso di quei mesi portarono quei giorni mitologici nella leggenda esistenziale dell’amore simbiotico e perfetto di cui al cui cospetto emule e antagoniste erano destinate a soccombere o a essere sacrificate. Il linguaggio fino ad allora improntato al più spietato materialismo mutò verso i registri dell’astronomia simbiotica, dell’enologia intima e della gastroerografia.

E solo qualche mese dopo, Massi fu mandato affanculo.

In Facebook splendo per un istante, ma un blog è per sempre

Penso che dovrei tornare più spesso a scrivere sul mio blog. Un anno e passa intenso di opinioni e stati d’animo espressi su Facebook mi danno la sensazione, e l’evidenza, che i pensieri e le riflessioni si perdono indistinti in un flusso informe di una chiacchiera di quartiere. C’è bisogno anche di questo, sì.

Ma torniamo anche alla riflessione, alla possibilità che chi arriva qui per caso possa dire un pensiero che vale come pensiero in sè e non perché solo pensiero o un concetto istantaneo e volatile di un amico.

In Facebook splendo per un istante, ma un blog è per sempre.

Aggiornamento: per i pentiti dei libro delle facce, sappiate che ora è possibile cancellarsi definitivamente da Facebook levando ogni traccia di sè.

Cielo doppio nero

Cielo doppio nero,
evapora dalla vita,
vita che evapora.

Uno sguardo in nero si spegne,
uno sguardo dal nero si accende,
cielo doppio nero.

Negativo dell’esistenza,
positivo in trasparenza,
cielo doppio nero.

Ricordi dissolvono in scuro,
desideri assolvono dallo scuro
cielo doppio nero.

Per chi non crede che il nero possa essere il colore più bello
intingo le mani nelle tue e alzando il dito indico loro
il cielo doppio nero.

Silvio, a fora dae sa Sardigna!

quattro mori

E’ di oggi la notizia che sono state individuati in Sardegna 3 siti possibili per le centrali nucleari. A Pula, a Capo Comino e a Lanusei.

Sia noi sardi e tutti quelli che amano la Sardegna dobbiamo opporci totalmente a questa idea folle che è uno scempio per la natura e per l’economia ed è una bomba nucleare sul futuro della nostra terra e dei nostri figli.

Non abbiamo bisogno di centrali nucleari, abbiamo bisogno di decidere noi il futuro della nostra terra per mantenerla bella e accogliente come l’abbiamo ricevuta dai nostri padri.

Basta con Berlusconi padrone e traditore della Sardegna! La Sardegna non è Villa Certosa, lui non la conosce la Sardegna!!!

Come a Pratobello nel 1969, dobbiamo essere orgogliosi della nostra isola e con orgoglio difenderla!